Tra i miei pensieri, stratificati

 

 

Vi è mai capitato di vedere così tante cose belle tutte insieme, che qualcosa, inevitabilmente, vi si smuove dentro?
Senti che ti viene da piangere ma non per tristezza, al contrario, perché ci si sente inaspettatamente a casa.
Sentire le lacrime che salgono perché è l’unica cosa che si muove, mentre il corpo resta impietrito di fronte a tanta bellezza.
E non è lo stile, non è la tecnica, è la libertà del linguaggio che riflette senza vincoli dalle immagini che scorrono di fronte ai tuoi occhi.

A volte mi succede questo, mentre guardo il lavoro di altri illustratori che, senza timore dei giudizi, colpiscono la carta con i loro colori, tratti e danno una forma alle loro idee ed emozioni.
E io posso leggerle.

Tutto questo mi commuove, perché mi fa sentire a casa.

WE MAKE ART: 10 domande per conoscere Silvia Argilli

Rieccoci, so che stavate aspettando tutti questo momento, è il momento di una nuova intervista per We Make Art!
Questa settimana ho intervistato un’artista che ho conosciuto anni fa un po’ per caso e di cui, in un certo senso, ho visto evolvere il lavoro.
Averla come ospite oggi sul mio blog mi da una strana sensazione, in positivo ovviamente, perché non era ancora mai stata qui, ma è un po’ come aprire la porta di casa ad un’amica di vecchia data. Ma passiamo alle sue splendide parole e opere.

we-make-art-elements-0110 QUESTIONS TO GET TO KNOW SILVIA ARGILLI

Ed eccola qui, già intenta a produrre uno dei suoi famosi ritratti. Silvia infatti si diverte a ritrarre i passanti alle fiere, ai mercati o dove riesce a trovare una sedia e un appoggio per i suoi materiali. In questo modo conosce gente nuova, ascolta storie di vite diverse e intanto butta tutto giù sulla carta, linea dopo linea.
Ma il suo lavoro non si limita solo a questo e per una volta, vorrei essere io ad ascoltare la sua di storia, siete con me? Cominciamo!

 

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Se per arte si intende la voglia di comunicare attraverso il colore, il segno e il disegno, allora credo di aver cominciato fin dai primi anni di vita, dalle elementari in particolare. Inarrestabile consumatrice di carta e matite.
La SCELTA vera e propria però è avvenuta circa tre anni fa quando, dopo una vita a fare altro, a studiare materie politico-sociali, a fare lavori stimolanti ma lontani anni luce dall’arte, il mio corpo e la mia vita hanno detto “Stop” e mi hanno obbligato a dare un’altra direzione al mio tempo. Mi sono licenziata ed ho cominciato a credere che di arte si può vivere.
Si può lavorare facendo quello che si ama.
Si può amare il nostro lavoro.

•  Come hai fatto a trovare il tuo stile?
Secondo te è possibile averne più di uno? Perché?

Quello che ho capito, per me, è che tutto parte da due cose.
La linea, quella magica, sinuosa, infinita linea. Grande piccola, lunga, spessa, colorata, nera, di china o di acrilico, di matita o di acqua colorata.
E l’osservazione. Vedere fuori e vedere dentro. Incessante e curiosa. Qualche volta anche dolorosa.
Tutto il resto va da sé.
Credo che cambiare “stile” e seguire la propria ricerca personale e professionale sia fondamentale.
Adoro illustrare a china, con una linea asciutta e pulita. Ma mi entusiasma altrettanto sporcarmi di vernice in cima ad una scala mentre dipingo murales. Così come mi scalda il cuore osservarmi le mani sporche di carboncino o sanguigna mentre sono per le strade e per le piazze a fare ritratti.
Quale è il mio stile? Non lo so. E forse non voglio ancora saperlo. Non voglio scegliere. E forse non si deve scegliere per forza.
Sperimentare è aprire porte. Percorrere solo una strada è autolimitarsi.
Non c’è bisogno di decidere, basta ascoltarsi. Quello che fa per noi, quello che è meglio per noi, arriva da sé. E’ lì che ci aspetta. L’importante è lasciare la porta aperta.

 Cosa vuoi trasmettere con il tuo lavoro?

Non c’è una volontà precisa. C’è il desiderio irrefrenabile di far parlare ciò che c’è già dentro me.
Spesso è stata un’auto-terapia, un uscire da un dolore dando voce a una comunicazione che altrimenti sarebbe rimasta muta.
Se una persona, anche solo una, vede un mio quadro, una mia illustrazione e qualcosa gli risuona dentro, a me basta. Se per un attimo ci sintonizziamo su una stessa frequenza, se qualcosa succede, allora la comunicazione è avvenuta. Non importa se arriva alla mente o al cuore o semplicemente agli occhi. Qualcosa è arrivato.
E non sono i virtuosismi o la bellezza o la tecnica perfetta che cerco. Cerco la comunicazione.

• Da cosa prendi ispirazione principalmente?

Da quello che conosco meglio e che in realtà mi accorgo ogni volta di conoscere appena: me stessa.

• Qual è il lato che più ami e quello che più odi della tua arte?

Amo la fatica, quella sia mentale che fisica, che ti fa dimenticare il tempo e allontana i pensieri. E odio la fatica, quella che ti fa sentire dolore alle braccia, alla schiena e al collo, dopo un giorno intero a disegnare.
Amo la libertà che mi permette di esprimere ogni cosa attraverso il disegno, senza codici prestabiliti. Ma odio l’indefinitezza, quella che non mi fa mai dire: ok, il disegno è finito, il lavoro è compiuto.
Amo seguire pensieri non razionali ma odio quando l’irrazionale non trova una forma e si traduce in una pagina bianca, lasciandomi senso di frustrazione.
Amo quando qualcuno si identifica in un mio disegno e dice “Ecco, anche io mi sento così” ma odio quando io non riesco a sentirmi veramente in un mio disegno.
Amo stare a contatto con le persone, parlare con loro, per strada mentre li ritraggo: mi raccontano storie di vita, mi parlano con generosità di sé stessi. Ma allo stesso tempo odio quel senso di ansia da prestazione continua che mi fa pensare “Gli piacerà il ritratto?” 1000 volte al secondo.
Amo disegnare, fare bozzetti, lavorare su idee e progetti sia per illustrazioni che per nuovi murales. Odio non essere pagata perché :”tanto era uno schizzo, no? Tu disegni perché ti piace”

• Qual è il processo creativo che utilizzi per creare qualcosa di nuovo?

Mi capita di sentire qualcosa di forte o di intimo, insomma,  qualcosa che ha voglia di uscire. E allora affiorano immagini vaghe in testa. Cerco perciò di indagare quale parte di me vuole parlare. Rintraccio le parti del corpo coinvolte e spesso compio una approfondita ricerca simbolica.
Non sempre i passaggi sono così chiari e razionali ma aprendomi alla ricerca e all’ascolto le immagini molto spesso vengono da sé.

• Qual è la caratteristica fondamentale che una persona deve avere per potersi definire artista secondo te?

Al di là della retorica, della presunzione o della falsa modestia, io credo che non si possa dire “Io faccio arte”. Si è artisti perché non si può fare altrimenti. E’ una necessità. E forse si è artisti quando si ha voglia continua di mettersi in gioco, di andare avanti, di non fermarsi, di sperimentare, di non adagiarsi.

• Nomina il tuo artista preferito e dicci perché ti piace più degli altri.

Non riesco a scegliere un solo artista. Ci sono così tanti capaci di stupirmi e ispirarmi. Perciò non voglio soffermarmi su artisti noti o stelle della storia dell’arte che molti conoscono. Vorrei parlarvi di un artista/amico/insegnante che ammiro molto sia a livello personale che artistico e che mi ha aiutato nell’individuazione del mio percorso personale.
Si chiama Enrique Moya Gonzalez, è di origine spagnola e vive e lavora ad Arezzo da alcuni anni. E’ stato il primo a parlarmi di parte destra del cervello e ad aprire la mia mente alla possibilità che l’arte sia, prima di tutto, ricerca.
Il suo lavoro indaga molto sul corpo attraverso disegni, per me, molto intensi. Studio della figura umana, dei simboli, della storia, degli scritti antichi.
Un’indagine profonda, misteriosa e affascinante. Ma lascio che siate voi a scoprirlo!

•  Raccontaci del tuo ultimo progetto di cui vai fiero.

Il 16 Ottobre scorso mi sono rotta un ossicino del piede. Esattamente la base del V metatarso del piede sinistro. Una frattura apparentemente piccola ma piuttosto stronza. L’ennesima dopo anni di fratture a varie parti del mio corpo. Sono per questo stata a casa per più di due mesi senza possibilità di camminare ed uscendo poco. Se non fosse stato per il disegno credo che sarei impazzita.
Ho disegnato tantissimo, incessantemente. I disegni salivano da soli. La mia mano li pescava nel dolore fisico, nella tristezza, nella noia, nelle ansie che affioravano, nei sogni e negli incubi notturni pieni di simboli. Alla fine è diventato un percorso che mi ha permesso di tracciare le linee di una profonda auto-terapia ma, anche e soprattutto, le basi per un insieme di illustrazioni perfette per un nuovo progetto.
Ecco come è nato “Tienimi con me” una serie di illustrazioni a china che presto si appoggeranno su qualche parete per una mostra.

Ho già un idea di dove ma non voglio fare spoiler 😉

•  DOMANDA BONUS
Qual è il tuo colore preferito? Perché? Che emozioni ti da?

Il mio colore preferito è il nero, credo. Perché credo che lo racchiuda tutti. E perché è elegante e denso e intenso.
Però adoro anche il rosso. Mi accende, mi scalda, mi concentra.

Come sempre siamo alla domanda bonus a cui risponderà il prossimo artista. Cosa vorresti chiedergli?

Scegli una persona che ha segnato il tuo percorso, per quello che fai o sei artisticamente e immagina di ringraziala, cosa le diresti?

Il tema di questo mese è piuttosto calzante con tutto quello di cui ci ha parlato Silvia, stavolta era in viaggio:

Lo stile di Silvia è fantastico e io adoro le sue illustrazioni, cosa ne dite, vi piace?
Come sempre, vi invito a visitarla sui suoi canali social  che trovate qui:

 • Facebook Portfolio •

newsletterheaderÈ di nuovo giunto il momento di salutarci ma vi preannuncio che il prossimo artista sarà leggermente differente dai precedenti, quindi non dimenticatevi di seguire la newsletter, Facebook e Instagram per le prossime uscite!

Vi riconoscete nelle parole di Silvia? Se sì, quale passaggio, momento, pensiero?

Scrivetemi le vostre opinioni nei commenti!

Chiara

Hanno detto “Nebbia” e io ho cominciato a disegnarla | Nuovo progetto

Avete presente quelle parole che vi fanno sempre scattare qualcosa dentro?
Ecco, tutto quello che è nebbioso, indefinito, senza dei confini precisi mi  fa questo preciso effetto.
Mille immagini cominciano a scorrermi nella mente, comincio ad immaginare un soggetto e cosa può nascondere in questa nebbia che qualcuno ha richiamato, una parte di sé? Un pensiero? Un oggetto? La sua storia? Il suo corpo?

È un po’ quello che ho pensato quando i ragazzi della rivista indipendente “L’Ulcera del Signor Wilson” mi hanno chiesto di collaborare con loro.

Mi hanno detto che il tema era “La Foschia” e il mio cervello, inevitabilmente, ha cominciato a lavorare.


Non mi sono stati dati vincoli, quindi ho disegnato molto liberamente e devo dire che è stata una fantastica esperienza.
Solitamente anche un solo titolo ti fa sentire incatenato, ma questa volta non è successo ed è stato tutto molto spontaneo, lo dico con un’abbondante dose di felicità, probabilmente alimentata dal fatto che mi ha fatto davvero piacere fare qualcosa per questi ragazzi.

E sì, li chiamo ragazzi perché sono persone dietro una passione, chiamarli associazione sarebbe riduttivo e mi fa piacere sottolineare il lavoro di chi con la massima spontaneità crea qualcosa di bello, dal nulla, perché ci crede.

Continuate così ragazzi, vi auguro di arrivare il più lontano possibile.

Vi dedico il mio disegno, che ho realizzato con il cuore e spero che vi piaccia quanto a me piace il vostro lavoro.

Allora prossima,
Chiara

WE MAKE ART: 10 domande per conoscere Kitsune

Accidenti, ma è già passato un mese intero? Sob, come passa veloce il tempo! Beh, però ogni mese porta con se un nuovo appuntamento con gli artisti emergenti di We Make Art! Questa settimana la mia ospite è Greta, in arte Kitsune.

we-make-art-elements-0110 DOMANDE PER CONOSCERE KITSUNE

Eh già, è proprio questa giovanissima ragazza qua sotto e vi assicuro che è proprio dolce come sembra! Il suo tratto è nero, irregolare e fitto, ma dove si apre trovano posto i colori dell’arcobaleno per creare un mix che lascia inaspettatamente a bocca aperta!

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Ho cominciato a fare arte il giorno in cui colorai coi pastelli a cera le pareti della mia prima casa: volevo disegnare ovunque, senza darmi dei limiti. La mia creatività è in buona parte espressa su carta, ma anche su legno, stoffa, fili, paste modellabili, fotografie e, ancora, muri. Sono tante espressioni di me alle quali non rinuncerei mai.

•  Come hai fatto a trovare il tuo stile?
Secondo te è possibile averne più di uno? Perché?

Ho vissuto per anni con “l’Ansia da Stile” chiedendomi quando ne avrei trovato uno e provando a immaginare come sarebbe stato. Un giorno mi si presentò da solo, quando avevo smesso di cercarlo assiduamente… Ho quinci capito che la condizione per crearselo è continuare a esercitarsi.
Per come la vedo io, lo stile è una variabile estremamente mutevole: cambia e si evolve con noi. Per questo penso che ricercarlo incessantemente non porti grandi giovamenti: col passare del tempo, ciò che ci sembrava perfetto ieri, potrebbe non piacerci più domani.
L’importante è prendere questo fatto con serenità e senza svalutarsi.
Penso assolutamente che si possa avere più di uno stile, anzi, lo trovo un vantaggio: significa avere più “canali” a disposizione per esprimere un concetto o un contenuto.

 Cosa vuoi trasmettere con il tuo lavoro?

Più che comunicare agli altri, penso che, in realtà, sia il modo più diretto che abbiamo per comunicare con noi stessi. Quello che esce dalla matita è un nostro riflesso fermo, in posa, nell’attesa che tu scopra cosa abbia da dire proprio su di te.
Possiamo dargli un titolo, un messaggio, un tema o un’etichetta ma sarà sempre e comunque una parte di noi che poi si rapporterà agli altri, comunicandogli qualcosa.
Preferisco perciò lasciare a chi guarda i miei lavori, la libertà di dare una sua personale interpretazione.

• Da cosa prendi ispirazione principalmente?

Più che prendere l’ispirazione, è lei che prende me!
Ad esempio, quando mi capita di avere un blocco fra le mani, cerco di inibire ogni giudizio o aspettativa su ciò che sto o che non sto facendo, e lei arriva.
Con una mente libera e rilassata è più facile farla accomodare tra noi e il foglio bianco.

• Qual è il lato che più ami e quello che più odi della tua arte?

Il lato che più odio è sicuramente quel momento in cui fai sketch e, tra un volo pindarico e l’altro, escono delle cose veramente belle. Poi, quando provi a rifarle su un foglio adatto o con una tecnica particolare, non riesce mai come la versione originale, quella uscita di getto.
Di contro, amo osservare i movimenti dei colori lasciati cadere sul foglio bagnato, così come amo la sensazione che mi da il pennino mentre scorre e gratta la carta. Ma amore e odio fanno entrambi parte del gioco.

• Qual è il processo creativo che utilizzi per creare qualcosa di nuovo?

Nel caso in cui io voglia fare una determinata cosa ricorro al buon vecchio brainstorming. Di solito faccio uno schizzo veloce a penna per mettere in ordine le idee e poi procedo subito con il definitivo che è la parte più appagante a livello di tecnica, gestualità e risultato…di solito.
Sono sempre curiosa di vedere cosa ne salterà fuori.

• Qual è la caratteristica fondamentale che una persona deve avere per potersi definire artista secondo te?

Nel mio modo di vedere le cose, un artista, per definirsi tale, dovrebbe essere in continua evoluzione ed espansione. Deve sperimentare, provare cose nuove, mettersi in gioco, ma soprattutto deve amare ciò che fa: non deve vedere tutto ciò come un obbligo, altrimenti si fermerebbe ad essere un buon esecutore di tecnica.
Penso che questo valga per tutte le forme d’arte ed espressione.

• Nomina il tuo artista preferito e dicci perché ti piace più degli altri.

Amo particolarmente le atmosfere fantastiche, stellari, quindi direi Chiara Bautista e Maruti Bitamin. Ma gli artisti che seguo sono una miriade!

•  Raccontaci del tuo ultimo progetto di cui vai fiero.

In realtà vado fiera di tutti i miei progetti in quanto ognuno di loro ha una sua unica storia da raccontare. Ma se dovessi scegliere, direi un’ illustrazione fatta per un concorso che rappresenta una ragazza con due carpe: mentre disegnavo ero emozionata, mi tremava pure la mano, ogni tanto. Sono molto soddisfatta anche del risultato finale.

•  DOMANDA BONUS
Quanto sei attaccata ai tuoi disegni? Ne hai mai buttato via uno alla fine di un progetto?

Sono molto attaccata ai miei disegni, soprattutto agli originali: quando disegno, imprimo su carta una parte di me, quindi, se non lo tengo io, devo scegliere con molta cura a chi affidarlo. Non ho mai buttato via un mio disegno in quanto do loro molta importanza, anche se a volte finiscono nel “Cassetto del Caos“, ovvero dove ripongo tutti i miei vecchi disegni. Quelli vado a sfogliarli di tanto in tanto, perché anche le cose datate possono essere fonte d’ispirazione o motivo per confrontare i miglioramenti!

Come sempre siamo alla domanda bonus a cui risponderà il prossimo artista. Cosa vorresti chiedergli?

Qual è il tuo colore preferito? Perché? Che emozioni ti da?

Ed eccoci al tema di questo mese! Sono sempre super felice a questo punto dell’intervista. Stavolta era “in fiore” e questo è disegno speciale che Greta ha realizzato per noi:

Io lo trovo meraviglioso, come tutte le altre opere di Greta dopo tutto. La ringrazio molto e per me è stato un piacere conoscerla e capire cosa si cela dietro ai tuoi lavori. Come sempre, vi invito a visitarla sui suoi canali social  che trovate qui:

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newsletterheaderSiamo di nuovo ai saluti ma, come sempre, vi aspetto tra un mese con il prossimo artista, perciò non dimenticatevi di seguire la mia newsletter, Facebook e Instagram per le news!

Cosa vi ha colpito dei lavori di Greta? Io ad esempio adoro il suo modo di disegnare il rosso delle guance nei suoi soggetti! E voi?

Scrivetemi le vostre opinioni nei commenti!

 

Chiara

WE MAKE ART: 10 domande per conoscere Monica Gori

Eccoci qua, con un nuovo artista all’appello.
La prima del 2017 per questa rubrichetta che è già al terzo appuntamento e che mi rende molto felice. Sì perché trovo meraviglioso che tutti questi fantastici artisti vengano allo scoperto e decidano di regalarci un pezzettino delle loro personalità proprio qui, sul mio blog, per tutti noi.
Quindi come sempre, mi sposto e mi siedo con voi dal lato del pubblico e lascio spazio all’opsite, che stavolta è Monica.

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Sembra timida ma nasconde un carattere frizzante e ironico che traspare nello stile dei suoi dolcissimi disegni. Tratti semplici, colori caldi e messaggi profondi sono le cose che caratterizzano le sue opere, vi presento Monica Gori, illustratrice ventiseienne di Rimini.
Ma vi lascio alle sue parole, che la descrivono molto meglio delle mie!

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Prima di tutto ti ringrazio per avermi dato la possibilità di mettere nero su bianco pensieri e processi che stavano nella mia testa, ora mi sembrano molto più ordinati! Sento di conoscermi meglio!

Sin dall’asilo amavo i colori e credo di non aver mai smesso!
Non c’è stato un vero periodo di inizio, è stato più che altro un lungo percorso, fatto di tanti esperimenti, che mi ha portato poi a studiare illustrazione nel 2012.

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WE MAKE ART: 10 domande per conoscere Gloria Belardinelli

Hey, eccoci qua con il secondo artista!
Sono super felice di presentarvi l’artista di oggi perché non è solo una validissima disegnatrice digitale, ma anche una cara amica. 🙂

we-make-art-elements-0110 QUESTIONS TO GET TO KNOW GLORIA BELARDINELLI

Si chiama Helowene ma ha cominciato a presentarsi come Gloria e adesso tutti la conoscono sotto questo nome. I suoi lavori, come il suo blog è un mix di colori e concetti che parlano di lei. Super positivita e determinata insegue i suoi sogni in modo concreto e ha da poco assemblato un team con cui lavora giorno dopo giorno al sito Saint Motel Italia, dove scrive ed è illustratrice.

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Vengo da una famiglia di creativi, quindi in realtà credo di aver iniziato non appena ho imparato a tenere una penna in mano.

•  Come hai fatto a trovare il tuo stile?
Secondo te è possibile averne più di uno? Perché?

La mia adolescenza è stata letteralmente travolta e influenzata dai

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WE MAKE ART: 10 domande per conoscere “M Sketches”

Dunque dunque, finalmente è giusto il momento di svelarvi la sorpresa a cui avevo accennato nei post passati. Sono lieta di annunciare la prima intervista dagli artisti, agli artisti, per tutti: “we make art”.

In che senso? In tutti i sensi!
Sì, perché le domande che vengono poste sono state create raccogliendo opinioni da artisti emergenti, verranno fatte alla stessa categoria di persone e (spero) sazieranno la curiosità di molti di questi che magari hanno voglia di confrontarsi fra le righe  che raccontano di queste dimensioni lontane ma parallele allo stesso tempo, oltre che tutti gli altri curiosi in ascolto. 🙂

Bando alle ciance, vi presento la prima ospite!

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Lei si chiama Martina, vive a Firenze ma il cuore l’ha lasciato in Spagna. Ama la cucina cinese take-away ma sopratutto non fa altro che disegnare e acquerellare giorno e sera…

martina-molinari-firenze-m-sketches

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Ero in erasmus a Madrid e stavo passeggiando nel Parco del Retiro quando mi sono imbattuta in un gruppo di persone sedute sul prato, vicine, che parlavano e disegnavano ciò che avevano intorno. In quel momento ho realizzato che…volevo farlo anch’io! In 5 minuti ero già al primo Tiger raggiungibile a comprarmi un quadernino e delle matite. Quell’incontro al Retiro mi ha aperto le porte al magico mondo dell’Urban Sketching, ovvero quel pianeta in cui non esiste un disegno fatto bene e uno fatto male, esiste solo la tua personale riproduzione della realtà, con il suo particolare livello di realismo. Da quel momento ho più o meno fatto un disegno al giorno. Poi, si sa, più si disegna più si scoprono trucchetti e si imparano tecniche, per cui è stato sempre più divertente.

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