WE MAKE ART: 10 domande per conoscere Tony il Grigio

Fremo, scalpito, non vedo l’ora di presentarvelo. L’illustratore di questo mese mi ha completamente rapito con un’illustrazione in bianco e nero che mi ha lasciato a bocca aperta. Pronti? Guardate un po’!

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Antonino, in arte e per gli amici Tony, ha appena 20 anni e studia all’accademia di belle arti a Bologna. La sua cura per i dettagli ci cattura e ci trasporta dentro le storie che sceglie di rappresentare. Vediamo come si è raccontato, attraverso le nostre 10 domande.

 

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Una domanda più complessa di quello che sembra. Ci ho pensato spesso sapete?
Certo, come molti ho iniziato a disegnare, a dipingere fin da piccolissimo, sin dall’asilo nel mio caso, e da lì non mi sono più fermato. Penso di star iniziando a fare arte però solo adesso, nel pieno e dal basso dei miei vent’anni, non perché ciò che creassi prima fosse spazzatura certo, ma perché solo ora ho dietro un pensiero, una fede, una conoscenza e una maturità sufficiente, almeno per me.
Chissà, magari facevo arte già dalle elementari, o l’unica volta in cui riuscirò davvero a farla, sarà sulla soglia dell’addio.

•  Come hai fatto a trovare il tuo stile?
Secondo te è possibile averne più di uno? Perché?

Quella dello stile è una questione difficile e come ho sempre pensato, se sei nel dubbio chiedi a chi hai vicino. I miei amici sono sempre stati molto sinceri con me e hanno sempre visto una coerenza nel mio lavoro, e per quanto questo sia mutato nel tempo, non ha abbandonato lo stile che si era cementificato in me.
Non so dire come l’abbia trovato, penso sia una sorta di idea innata da cui partiamo e che con l’esperienza cresce assieme a noi; penso dipenda da come si osservano le cose, da come si vive la propria vita.
Per questo diffido da quegli illustratori che, per quanto bravi, hanno uno stile troppo simile tra di loro. Preferisco scambiare opinioni con chi è meno bravo sul piano tecnico, ma ha una forte personalità artistica.
Penso si possano avere più modi di lavorare, con quei colori, con quella tecnica, con quell’approccio, etc… Sono tanti modi diversi per esprimersi naturalmente.
Ma lo stile per me è uno, sei tu, è il tuo modo di esprimerti, il tuo modo di essere, i tuoi occhi, la tua anima.

 Cosa vuoi trasmettere con il tuo lavoro?

Nel mio lavoro vorrei trasmettere al lettore, e/o spettatore, quel che sono, ciò che mi compone, per farli entrare nel mondo parallelo nel quale ho deciso di coesistere.
Quel mondo che mi ha aiutato a sopravvivere quando ero molto piccolo, un mondo ricercato ma dimenticato quasi, infestato da folletti, spiriti, foreste antiche, con acque scroscianti di luci e sirene.
Vorrei, con tutto il mio cuore, trasmettere la mia passione per tutto ciò che è il mondo della fiaba, delle leggende, della religione e del mito. Vorrei restituire a chi come me sta crescendo, quella parte dell’infanzia che non avrebbe voluto dimenticare, e da cui forse, non ha ancora colto tutto.

• Da cosa prendi ispirazione principalmente?

La mia ispirazione viene da tante cose devo dire: dalle persone, dalla musica, dal cinema (tantissimo), dalla natura, dalla storia dell’arte, dalla letteratura, dalla fotografia…
Ho una cartella sul computer con dentro centinaia di foto recuperate dal web o da qualche libro, piene di materiale, letteralmente foto di ogni cosa che sento potrà in qualche modo ispirarmi, magari una per i capelli, quella per quel fiore tanto particolare, quell’altra per quell’atmosfera malinconica.
Ho trovato molto divertente constatare che tutte quelle centinaia di foto non sono scelte a caso: quell’archivio, dove tutto sembra immerso in una atmosfera di sogno e di malinconica bizzarria, mi descrive perfettamente.

• Qual è il lato che più ami e quello che più odi della tua arte?

Della mia arte, amo il fatto che, quando cado in uno dei miei breakdown mentali dovuti all’ansia, alla paranoia, o alla mia ormai migliorata ipocondria (sì, anche io, non sono messo benissimo!) riesce a farmi respirare. Certo, non dimentico i miei problemi, ma per un momento, l’arte riesce a far addormentare il male.
Il lato per me più frustrante, sono invece i periodi di blocco dovuti al fatto che mi occorre molto tempo per creare una tavola come si deve; ma non tanto per la realizzazione, quanto per l’ideazione: pensare alle pose, alla tecnica, al significato, etc…

• Qual è il processo creativo che utilizzi per creare qualcosa di nuovo?

Il processo creativo è forse la parte più importante del mio lavoro, e paradossalmente, la più libera e banale. Per me, questo processo consiste semplicemente nel lasciare andare la mente e ogni tanto, schizzare su carta il prototipo di ciò che voglio limare, perfezionare ed eseguire.
La vera sfida per me, è non lasciarsi prendere troppo dal processo creativo, perché si corre il rischio che il risultato finale non abbia la stessa grinta della prima idea ed è sempre un po’ una delusione poi, anche sei il lavoro resta valido.

• Qual è la caratteristica fondamentale che una persona deve avere per potersi definire artista secondo te?

Non so rispondere davvero a questa domanda, penso che nessuno di onesto potrebbe farlo davvero, se non rispondere con la definizione del dizionario presa e incollata.
C’è chi pensa che un artista sia tale se riconosciuto da gruppi di persone e istituzioni, altri pensano che un artista sia chi riesce a produrre consciamente un lavoro creativo.
La verità probabilmente sta nel mezzo. Per quanto riguarda me, non mi considero un artista, non mi piace proprio la parola, e questo sin da piccolo. Tuttavia, se devo dare una mia personale definizione, anche infantile, perché no, penso che artista sia chiunque esprima se stesso attraverso un qualsiasi mezzo e che operi con sincero sentimento al fine di creare qualcosa da cui possa trarne e suscitare un’emozione.

• Nomina il tuo artista preferito e dicci perché ti piace più degli altri.

Il mio artista preferito è stato l’illustratore vittoriano Arthur Rackham.
Rackham ha creato una estetica e una poesia nel suo lavoro assolutamente uniche, accompagnate da una tecnica dolce e sognante ma allo stesso tempo ricercata, raffinata e intelligente.
L’erede vivente di Rackham è senza ombra di dubbio Tony Diterlizzi, altro illustrarore che io adoro e che come me ha un debito impagabile con il grande maestro. Ciò che però Rackham ha fatto è stato epico, e probabilmente involontario, ovvero il riuscire ad imprimere nel suo lavoro la futura visione del mondo del fantastico e dell’irreale. Rackham per quanto mi riguarda, è stato il migliore illustratore di tutti i tempi e il debito che sento di avere con lui è infinito e profondissimo.

•  Raccontaci del tuo ultimo progetto di cui vai fiero.

Quest’anno ho contribuito alla realizzazione di un libro sulla mitologia e sul folklore giapponese in collaborazione al rinomato collettivo artistico “La Legione degli Artisti”. Il volume si intitola “Yokai”, contiene 60 illustrazioni inedite e per maggiori dettagli vi basta cercali su Facebook.
Ogni artista che ha preso parte al progetto ha scelto una creatura del folklore giapponese da illustrare e nel mio caso, ho scelto la mia preferita, ovvero il serpente a otto teste Yamata no Orochi, che ho tentato di riprodurre fondendo lo stile giapponese più classico e naturalmente il mio.
Adesso invece, ho iniziato un progetto personale, per il quale dovrò spendere molto tempo e fatica, incentrato sull’illustrazione della mia fiaba preferita, la Sirenetta.
Per questa intervista allego una tavola in anteprima!

•  DOMANDA BONUS
C’è una parte del tuo processo creativo che non ti piace/ti annoia?

Forse la parte che mi da più noie è, per un motivo o per un altro, quando sono costretto a sistemare imperfezioni e quant’altro con lavoro digitale in aggiunta a quello analogico.
Sono molto tradizionalista e se dipendesse da me non ci saremo mossi molto dall’illustrazione di metà e fine ottocento.
Grazie a Dio questo non dipende da me, aggiungo.

Come sempre siamo alla domanda bonus a cui risponderà il prossimo artista. Cosa vorresti chiedergli?

Personalmente, cosa cambieresti del mondo dell’illustrazione e dell’editoria?
Quali mode e ingiustizie hai riscontrato nella tua personale esperienza in questo settore?

Questo mese, al posto dell’illustrazione a tema, Tony ha deciso di regalarci l’anteprima del suo progetto, come accennato nell’intervista,
ecco la fantastica tavola che Tony ha scoperto per noi:

Sono davvero grata a Tony per questa anteprima esclusiva per We Make Art e voi, cosa ne pensate?

Vi lascio, come sempre, la sua pagina Facebook:

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newsletterheaderSo già che fremete per sapere chi sarà il prossimo intervistato! Per questo non dimenticate di seguire la newsletter, Facebook e Instagram per le news! 😛

Cosa ne dite, vi piace lo stile di Tony? Cosa vi ha colpito in particolare?
Come sempre, vi invito a lasciare un commento, in attesa della prossima intervista!
A presto,

Chiara

WE MAKE ART: 10 domande per conoscere Michele Parisi

Ciao a tutti! Siamo di nuovo arrivati al momento di We Make Art.
Questa settimana sono molto felice, perché l’ospite di questo mese aggiunge ancora qualcosa di nuovo alla rosa degli artisti intervistati finora. Infatti Michele è bravissimo nella pittura digitale e lavora dall’inizio alla fine su pc.
Non vedete l’ora di guardare i suoi lavori, vero? Allora scorrete!

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I disegni di Michele mi hanno steso subito, appena ci ho posato gli occhi. Atmosfere scure ma figure molto dolci si fondono perfettamente nelle sue illustrazioni e ci trascinano in un mondo magico e surreale. Cosa c’è dietro ai lavori di Michele?

 

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Ho iniziato a disegnare fin da quando ero bambino ma, seriamente, intorno ai 16 anni, quando dall’istituto tecnico industriale sono passato all’istituto d’arte.

•  Come hai fatto a trovare il tuo stile?
Secondo te è possibile averne più di uno? Perché?

Il mio stile? Non ho mai creduto di averne uno… e anche se avessi uno è di certo in costante mutamento. Credo comunque che il mio stile sia fortemente influenzato da altri artisti e dall’osservazione della realtà, infatti mi sto accorgendo che il mio stile tende a diventare sempre più realistico con il passare degli anni.

Certamente è possibile avere più di uno stile, spesso cambiandolo si cambia anche ciò che si comunica con un’immagine. Per questo trovo che sia importante essere versatili.

 Cosa vuoi trasmettere con il tuo lavoro?

Quello che mi sento di voler trasmettere è che non ci dobbiamo dimenticare del meraviglioso mondo in cui viviamo e di cui facciamo parte, spesso mi piace immaginare mondi alternativi in cui l’essere umano si rapporta in maniera diversa agli altri esseri…
Cerco di far apprezzare la nuda bellezza della natura, affiancandola spesso a figure femminili che cerco di realizzare senza snaturarne la bellezza, evitando di esagerarne le forme per non creare stereotipi sbagliati… Anzi, cerco piuttosto di correggerli.

• Da cosa prendi ispirazione principalmente?

Spesso prendo ispirazione da immagini che stimolano la mia immaginazione. A volte sono foto di cui mi piace anche solo la palette e ne creo illustrazioni completamente diverse, conservandone però l’atmosfera e i colori. Quando non ho ispirazione invece tendo a partire da qualcosa di casuale, qualcosa che metta in moto il processo creativo, che faccia affiorare l’idea da sé, poco alla volta.

• Qual è il lato che più ami e quello che più odi della tua arte?

Il lato che più amo è l’infinita e costante crescita di sapere e abilità (sono un’ingordo di sapere), oltre alla possibilità di raffigurare quello che mi immagino.
Il lato che odio di più è decisamente l’essere costretto in casa davanti al pc, a volte mi accorgo di non aver messo piede fuori casa per giorni… Per questo sto iniziando a fare degli en plein air con gli acrilici.

• Qual è il processo creativo che utilizzi per creare qualcosa di nuovo?

Quando non devo fare qualcosa di commissionato cerco di lavorare a pezzi che mi facciano imparare qualcosa, cerco sempre di affrontare delle difficoltà. Di solito le idee vengono quando faccio sketch, liberamente e spesso per questa parte rimango sulle tecniche tradizionali, disegnando a matita. Altre volte compongo digitalmente diverse immagini in maniera casuale, finché il risultato mi ispira qualcosa.

• Qual è la caratteristica fondamentale che una persona deve avere per potersi definire artista secondo te?

Questa è una domanda che mi pongo spesso anch’io… Volendo riassumere, credo che chiunque crei qualcosa, (un oggetto, un’immagine, una canzone, ecc… ) dalla propria mente e con il proprio gusto si possa definire artista.

• Nomina il tuo artista preferito e dicci perché ti piace più degli altri.

Non credo di poter rispondere aquesta domanda con un solo nome, ci sono talmente tanti artisti che ritengo sublimi che non riesco a porne uno sopra agli altri.
Parlando di artisti, diciamo datati, mi vengono subito in mente Stepan Kolesnikov, August Riedel, Herbert Draper ma ce ne sarebbero moltissimi altri.Tra quelli più recenti direi Brad Kunkle, Felix Mas, John Watkiss ma anche qua la lista sarebbe lunghissima.
Poi ci sono gli artisti digitali, quelli che forse mi influenzano di più e anche qui mi limiterò a citarne solo alcuni: Adam Paquette, Piotr Jablonki, Igor sid.

•  Raccontaci del tuo ultimo progetto di cui vai fiero.

Non saprei… Probabilmente tendo a sminuire il lavoro che faccio, e più il tempo passa meno mi piace, quindi direi la recente illustrazione “Mother of hornets”.
E’ una delle ultime e nonostante ancora non mi soddisfi completamente, credo che sia nel complesso un buon pezzo. In particolare vado fiero della composizione cromatica, una palette limitata ai tre colori primari, inoltre sono contento perché ha riscosso un grande successo online e mi ha dato una buona visibilità. Forse è proprio grazie a lei che ora sto facendo questa intervista.

•  DOMANDA BONUS
Scegli una persona da ringraziare per il tuo percorso, per quello che fai o sei artisticamente e immagina di ringrazialo, cosa gli diresti?

Solo una persona è difficile da scegliere, ma direi in primis la mia fidanzata, che mi è sempre stata vicina consigliandomi e supportandomi nei momenti difficili, senza mai smettere di credere in me.
Poi non posso dimenticare la mia famiglia, che mi ha sempre supportato lasciandomi libero di fare ciò che più mi appassionava.

Come sempre siamo alla domanda bonus a cui risponderà il prossimo artista. Cosa vorresti chiedergli?

C’è una parte del tuo processo creativo che non ti piace/ti annoia?

Il tema di questo mese si sposa bene con lo stile di Michele, stavolta era nell’ombra:

La bravura di Michele nello sfruttare il colore digitale è degna di nota.

Cosa ne pensate del suo lavoro?

Vi lascio qui la sua pagina Facebook:

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newsletterheaderÈ di nuovo giunto il momento di salutarci! Chissà chi sarà il prossimo intervistato! Seguite la newsletter, Facebook e Instagram per le news! 😛

Michele mi ha confessato di essere piuttosto introverso, ma nonostante tutto ha deciso di partecipare alla mia intervista e per questo gliene sono molto grata.
Come sempre, mi farebbe piacere sentire anche le vostre di opinioni, per questo vi invito a lasciare un commento con i vostri pensieri!

Chiara

WE MAKE ART: 10 domande per conoscere Silvia Argilli

Rieccoci, so che stavate aspettando tutti questo momento, è il momento di una nuova intervista per We Make Art!
Questa settimana ho intervistato un’artista che ho conosciuto anni fa un po’ per caso e di cui, in un certo senso, ho visto evolvere il lavoro.
Averla come ospite oggi sul mio blog mi da una strana sensazione, in positivo ovviamente, perché non era ancora mai stata qui, ma è un po’ come aprire la porta di casa ad un’amica di vecchia data. Ma passiamo alle sue splendide parole e opere.

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Ed eccola qui, già intenta a produrre uno dei suoi famosi ritratti. Silvia infatti si diverte a ritrarre i passanti alle fiere, ai mercati o dove riesce a trovare una sedia e un appoggio per i suoi materiali. In questo modo conosce gente nuova, ascolta storie di vite diverse e intanto butta tutto giù sulla carta, linea dopo linea.
Ma il suo lavoro non si limita solo a questo e per una volta, vorrei essere io ad ascoltare la sua di storia, siete con me? Cominciamo!

 

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Se per arte si intende la voglia di comunicare attraverso il colore, il segno e il disegno, allora credo di aver cominciato fin dai primi anni di vita, dalle elementari in particolare. Inarrestabile consumatrice di carta e matite.
La SCELTA vera e propria però è avvenuta circa tre anni fa quando, dopo una vita a fare altro, a studiare materie politico-sociali, a fare lavori stimolanti ma lontani anni luce dall’arte, il mio corpo e la mia vita hanno detto “Stop” e mi hanno obbligato a dare un’altra direzione al mio tempo. Mi sono licenziata ed ho cominciato a credere che di arte si può vivere.
Si può lavorare facendo quello che si ama.
Si può amare il nostro lavoro.

•  Come hai fatto a trovare il tuo stile?
Secondo te è possibile averne più di uno? Perché?

Quello che ho capito, per me, è che tutto parte da due cose.
La linea, quella magica, sinuosa, infinita linea. Grande piccola, lunga, spessa, colorata, nera, di china o di acrilico, di matita o di acqua colorata.
E l’osservazione. Vedere fuori e vedere dentro. Incessante e curiosa. Qualche volta anche dolorosa.
Tutto il resto va da sé.
Credo che cambiare “stile” e seguire la propria ricerca personale e professionale sia fondamentale.
Adoro illustrare a china, con una linea asciutta e pulita. Ma mi entusiasma altrettanto sporcarmi di vernice in cima ad una scala mentre dipingo murales. Così come mi scalda il cuore osservarmi le mani sporche di carboncino o sanguigna mentre sono per le strade e per le piazze a fare ritratti.
Quale è il mio stile? Non lo so. E forse non voglio ancora saperlo. Non voglio scegliere. E forse non si deve scegliere per forza.
Sperimentare è aprire porte. Percorrere solo una strada è autolimitarsi.
Non c’è bisogno di decidere, basta ascoltarsi. Quello che fa per noi, quello che è meglio per noi, arriva da sé. E’ lì che ci aspetta. L’importante è lasciare la porta aperta.

 Cosa vuoi trasmettere con il tuo lavoro?

Non c’è una volontà precisa. C’è il desiderio irrefrenabile di far parlare ciò che c’è già dentro me.
Spesso è stata un’auto-terapia, un uscire da un dolore dando voce a una comunicazione che altrimenti sarebbe rimasta muta.
Se una persona, anche solo una, vede un mio quadro, una mia illustrazione e qualcosa gli risuona dentro, a me basta. Se per un attimo ci sintonizziamo su una stessa frequenza, se qualcosa succede, allora la comunicazione è avvenuta. Non importa se arriva alla mente o al cuore o semplicemente agli occhi. Qualcosa è arrivato.
E non sono i virtuosismi o la bellezza o la tecnica perfetta che cerco. Cerco la comunicazione.

• Da cosa prendi ispirazione principalmente?

Da quello che conosco meglio e che in realtà mi accorgo ogni volta di conoscere appena: me stessa.

• Qual è il lato che più ami e quello che più odi della tua arte?

Amo la fatica, quella sia mentale che fisica, che ti fa dimenticare il tempo e allontana i pensieri. E odio la fatica, quella che ti fa sentire dolore alle braccia, alla schiena e al collo, dopo un giorno intero a disegnare.
Amo la libertà che mi permette di esprimere ogni cosa attraverso il disegno, senza codici prestabiliti. Ma odio l’indefinitezza, quella che non mi fa mai dire: ok, il disegno è finito, il lavoro è compiuto.
Amo seguire pensieri non razionali ma odio quando l’irrazionale non trova una forma e si traduce in una pagina bianca, lasciandomi senso di frustrazione.
Amo quando qualcuno si identifica in un mio disegno e dice “Ecco, anche io mi sento così” ma odio quando io non riesco a sentirmi veramente in un mio disegno.
Amo stare a contatto con le persone, parlare con loro, per strada mentre li ritraggo: mi raccontano storie di vita, mi parlano con generosità di sé stessi. Ma allo stesso tempo odio quel senso di ansia da prestazione continua che mi fa pensare “Gli piacerà il ritratto?” 1000 volte al secondo.
Amo disegnare, fare bozzetti, lavorare su idee e progetti sia per illustrazioni che per nuovi murales. Odio non essere pagata perché :”tanto era uno schizzo, no? Tu disegni perché ti piace”

• Qual è il processo creativo che utilizzi per creare qualcosa di nuovo?

Mi capita di sentire qualcosa di forte o di intimo, insomma,  qualcosa che ha voglia di uscire. E allora affiorano immagini vaghe in testa. Cerco perciò di indagare quale parte di me vuole parlare. Rintraccio le parti del corpo coinvolte e spesso compio una approfondita ricerca simbolica.
Non sempre i passaggi sono così chiari e razionali ma aprendomi alla ricerca e all’ascolto le immagini molto spesso vengono da sé.

• Qual è la caratteristica fondamentale che una persona deve avere per potersi definire artista secondo te?

Al di là della retorica, della presunzione o della falsa modestia, io credo che non si possa dire “Io faccio arte”. Si è artisti perché non si può fare altrimenti. E’ una necessità. E forse si è artisti quando si ha voglia continua di mettersi in gioco, di andare avanti, di non fermarsi, di sperimentare, di non adagiarsi.

• Nomina il tuo artista preferito e dicci perché ti piace più degli altri.

Non riesco a scegliere un solo artista. Ci sono così tanti capaci di stupirmi e ispirarmi. Perciò non voglio soffermarmi su artisti noti o stelle della storia dell’arte che molti conoscono. Vorrei parlarvi di un artista/amico/insegnante che ammiro molto sia a livello personale che artistico e che mi ha aiutato nell’individuazione del mio percorso personale.
Si chiama Enrique Moya Gonzalez, è di origine spagnola e vive e lavora ad Arezzo da alcuni anni. E’ stato il primo a parlarmi di parte destra del cervello e ad aprire la mia mente alla possibilità che l’arte sia, prima di tutto, ricerca.
Il suo lavoro indaga molto sul corpo attraverso disegni, per me, molto intensi. Studio della figura umana, dei simboli, della storia, degli scritti antichi.
Un’indagine profonda, misteriosa e affascinante. Ma lascio che siate voi a scoprirlo!

•  Raccontaci del tuo ultimo progetto di cui vai fiero.

Il 16 Ottobre scorso mi sono rotta un ossicino del piede. Esattamente la base del V metatarso del piede sinistro. Una frattura apparentemente piccola ma piuttosto stronza. L’ennesima dopo anni di fratture a varie parti del mio corpo. Sono per questo stata a casa per più di due mesi senza possibilità di camminare ed uscendo poco. Se non fosse stato per il disegno credo che sarei impazzita.
Ho disegnato tantissimo, incessantemente. I disegni salivano da soli. La mia mano li pescava nel dolore fisico, nella tristezza, nella noia, nelle ansie che affioravano, nei sogni e negli incubi notturni pieni di simboli. Alla fine è diventato un percorso che mi ha permesso di tracciare le linee di una profonda auto-terapia ma, anche e soprattutto, le basi per un insieme di illustrazioni perfette per un nuovo progetto.
Ecco come è nato “Tienimi con me” una serie di illustrazioni a china che presto si appoggeranno su qualche parete per una mostra.

Ho già un idea di dove ma non voglio fare spoiler 😉

•  DOMANDA BONUS
Qual è il tuo colore preferito? Perché? Che emozioni ti da?

Il mio colore preferito è il nero, credo. Perché credo che lo racchiuda tutti. E perché è elegante e denso e intenso.
Però adoro anche il rosso. Mi accende, mi scalda, mi concentra.

Come sempre siamo alla domanda bonus a cui risponderà il prossimo artista. Cosa vorresti chiedergli?

Scegli una persona che ha segnato il tuo percorso, per quello che fai o sei artisticamente e immagina di ringraziala, cosa le diresti?

Il tema di questo mese è piuttosto calzante con tutto quello di cui ci ha parlato Silvia, stavolta era in viaggio:

Lo stile di Silvia è fantastico e io adoro le sue illustrazioni, cosa ne dite, vi piace?
Come sempre, vi invito a visitarla sui suoi canali social  che trovate qui:

 • Facebook Portfolio •

newsletterheaderÈ di nuovo giunto il momento di salutarci ma vi preannuncio che il prossimo artista sarà leggermente differente dai precedenti, quindi non dimenticatevi di seguire la newsletter, Facebook e Instagram per le prossime uscite!

Vi riconoscete nelle parole di Silvia? Se sì, quale passaggio, momento, pensiero?

Scrivetemi le vostre opinioni nei commenti!

Chiara

WE MAKE ART: 10 domande per conoscere Kitsune

Accidenti, ma è già passato un mese intero? Sob, come passa veloce il tempo! Beh, però ogni mese porta con se un nuovo appuntamento con gli artisti emergenti di We Make Art! Questa settimana la mia ospite è Greta, in arte Kitsune.

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Eh già, è proprio questa giovanissima ragazza qua sotto e vi assicuro che è proprio dolce come sembra! Il suo tratto è nero, irregolare e fitto, ma dove si apre trovano posto i colori dell’arcobaleno per creare un mix che lascia inaspettatamente a bocca aperta!

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Ho cominciato a fare arte il giorno in cui colorai coi pastelli a cera le pareti della mia prima casa: volevo disegnare ovunque, senza darmi dei limiti. La mia creatività è in buona parte espressa su carta, ma anche su legno, stoffa, fili, paste modellabili, fotografie e, ancora, muri. Sono tante espressioni di me alle quali non rinuncerei mai.

•  Come hai fatto a trovare il tuo stile?
Secondo te è possibile averne più di uno? Perché?

Ho vissuto per anni con “l’Ansia da Stile” chiedendomi quando ne avrei trovato uno e provando a immaginare come sarebbe stato. Un giorno mi si presentò da solo, quando avevo smesso di cercarlo assiduamente… Ho quinci capito che la condizione per crearselo è continuare a esercitarsi.
Per come la vedo io, lo stile è una variabile estremamente mutevole: cambia e si evolve con noi. Per questo penso che ricercarlo incessantemente non porti grandi giovamenti: col passare del tempo, ciò che ci sembrava perfetto ieri, potrebbe non piacerci più domani.
L’importante è prendere questo fatto con serenità e senza svalutarsi.
Penso assolutamente che si possa avere più di uno stile, anzi, lo trovo un vantaggio: significa avere più “canali” a disposizione per esprimere un concetto o un contenuto.

 Cosa vuoi trasmettere con il tuo lavoro?

Più che comunicare agli altri, penso che, in realtà, sia il modo più diretto che abbiamo per comunicare con noi stessi. Quello che esce dalla matita è un nostro riflesso fermo, in posa, nell’attesa che tu scopra cosa abbia da dire proprio su di te.
Possiamo dargli un titolo, un messaggio, un tema o un’etichetta ma sarà sempre e comunque una parte di noi che poi si rapporterà agli altri, comunicandogli qualcosa.
Preferisco perciò lasciare a chi guarda i miei lavori, la libertà di dare una sua personale interpretazione.

• Da cosa prendi ispirazione principalmente?

Più che prendere l’ispirazione, è lei che prende me!
Ad esempio, quando mi capita di avere un blocco fra le mani, cerco di inibire ogni giudizio o aspettativa su ciò che sto o che non sto facendo, e lei arriva.
Con una mente libera e rilassata è più facile farla accomodare tra noi e il foglio bianco.

• Qual è il lato che più ami e quello che più odi della tua arte?

Il lato che più odio è sicuramente quel momento in cui fai sketch e, tra un volo pindarico e l’altro, escono delle cose veramente belle. Poi, quando provi a rifarle su un foglio adatto o con una tecnica particolare, non riesce mai come la versione originale, quella uscita di getto.
Di contro, amo osservare i movimenti dei colori lasciati cadere sul foglio bagnato, così come amo la sensazione che mi da il pennino mentre scorre e gratta la carta. Ma amore e odio fanno entrambi parte del gioco.

• Qual è il processo creativo che utilizzi per creare qualcosa di nuovo?

Nel caso in cui io voglia fare una determinata cosa ricorro al buon vecchio brainstorming. Di solito faccio uno schizzo veloce a penna per mettere in ordine le idee e poi procedo subito con il definitivo che è la parte più appagante a livello di tecnica, gestualità e risultato…di solito.
Sono sempre curiosa di vedere cosa ne salterà fuori.

• Qual è la caratteristica fondamentale che una persona deve avere per potersi definire artista secondo te?

Nel mio modo di vedere le cose, un artista, per definirsi tale, dovrebbe essere in continua evoluzione ed espansione. Deve sperimentare, provare cose nuove, mettersi in gioco, ma soprattutto deve amare ciò che fa: non deve vedere tutto ciò come un obbligo, altrimenti si fermerebbe ad essere un buon esecutore di tecnica.
Penso che questo valga per tutte le forme d’arte ed espressione.

• Nomina il tuo artista preferito e dicci perché ti piace più degli altri.

Amo particolarmente le atmosfere fantastiche, stellari, quindi direi Chiara Bautista e Maruti Bitamin. Ma gli artisti che seguo sono una miriade!

•  Raccontaci del tuo ultimo progetto di cui vai fiero.

In realtà vado fiera di tutti i miei progetti in quanto ognuno di loro ha una sua unica storia da raccontare. Ma se dovessi scegliere, direi un’ illustrazione fatta per un concorso che rappresenta una ragazza con due carpe: mentre disegnavo ero emozionata, mi tremava pure la mano, ogni tanto. Sono molto soddisfatta anche del risultato finale.

•  DOMANDA BONUS
Quanto sei attaccata ai tuoi disegni? Ne hai mai buttato via uno alla fine di un progetto?

Sono molto attaccata ai miei disegni, soprattutto agli originali: quando disegno, imprimo su carta una parte di me, quindi, se non lo tengo io, devo scegliere con molta cura a chi affidarlo. Non ho mai buttato via un mio disegno in quanto do loro molta importanza, anche se a volte finiscono nel “Cassetto del Caos“, ovvero dove ripongo tutti i miei vecchi disegni. Quelli vado a sfogliarli di tanto in tanto, perché anche le cose datate possono essere fonte d’ispirazione o motivo per confrontare i miglioramenti!

Come sempre siamo alla domanda bonus a cui risponderà il prossimo artista. Cosa vorresti chiedergli?

Qual è il tuo colore preferito? Perché? Che emozioni ti da?

Ed eccoci al tema di questo mese! Sono sempre super felice a questo punto dell’intervista. Stavolta era “in fiore” e questo è disegno speciale che Greta ha realizzato per noi:

Io lo trovo meraviglioso, come tutte le altre opere di Greta dopo tutto. La ringrazio molto e per me è stato un piacere conoscerla e capire cosa si cela dietro ai tuoi lavori. Come sempre, vi invito a visitarla sui suoi canali social  che trovate qui:

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newsletterheaderSiamo di nuovo ai saluti ma, come sempre, vi aspetto tra un mese con il prossimo artista, perciò non dimenticatevi di seguire la mia newsletter, Facebook e Instagram per le news!

Cosa vi ha colpito dei lavori di Greta? Io ad esempio adoro il suo modo di disegnare il rosso delle guance nei suoi soggetti! E voi?

Scrivetemi le vostre opinioni nei commenti!

 

Chiara

WE MAKE ART: 10 domande per conoscere Monica Gori

Eccoci qua, con un nuovo artista all’appello.
La prima del 2017 per questa rubrichetta che è già al terzo appuntamento e che mi rende molto felice. Sì perché trovo meraviglioso che tutti questi fantastici artisti vengano allo scoperto e decidano di regalarci un pezzettino delle loro personalità proprio qui, sul mio blog, per tutti noi.
Quindi come sempre, mi sposto e mi siedo con voi dal lato del pubblico e lascio spazio all’opsite, che stavolta è Monica.

we-make-art-elements-0110 QUESTIONS TO GET TO KNOW MONICA GORI

Sembra timida ma nasconde un carattere frizzante e ironico che traspare nello stile dei suoi dolcissimi disegni. Tratti semplici, colori caldi e messaggi profondi sono le cose che caratterizzano le sue opere, vi presento Monica Gori, illustratrice ventiseienne di Rimini.
Ma vi lascio alle sue parole, che la descrivono molto meglio delle mie!

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Prima di tutto ti ringrazio per avermi dato la possibilità di mettere nero su bianco pensieri e processi che stavano nella mia testa, ora mi sembrano molto più ordinati! Sento di conoscermi meglio!

Sin dall’asilo amavo i colori e credo di non aver mai smesso!
Non c’è stato un vero periodo di inizio, è stato più che altro un lungo percorso, fatto di tanti esperimenti, che mi ha portato poi a studiare illustrazione nel 2012.

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WE MAKE ART: 10 domande per conoscere Gloria Belardinelli

Hey, eccoci qua con il secondo artista!
Sono super felice di presentarvi l’artista di oggi perché non è solo una validissima disegnatrice digitale, ma anche una cara amica. 🙂

we-make-art-elements-0110 QUESTIONS TO GET TO KNOW GLORIA BELARDINELLI

Si chiama Helowene ma ha cominciato a presentarsi come Gloria e adesso tutti la conoscono sotto questo nome. I suoi lavori, come il suo blog è un mix di colori e concetti che parlano di lei. Super positivita e determinata insegue i suoi sogni in modo concreto e ha da poco assemblato un team con cui lavora giorno dopo giorno al sito Saint Motel Italia, dove scrive ed è illustratrice.

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Vengo da una famiglia di creativi, quindi in realtà credo di aver iniziato non appena ho imparato a tenere una penna in mano.

•  Come hai fatto a trovare il tuo stile?
Secondo te è possibile averne più di uno? Perché?

La mia adolescenza è stata letteralmente travolta e influenzata dai

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WE MAKE ART: 10 domande per conoscere “M Sketches”

Dunque dunque, finalmente è giusto il momento di svelarvi la sorpresa a cui avevo accennato nei post passati. Sono lieta di annunciare la prima intervista dagli artisti, agli artisti, per tutti: “we make art”.

In che senso? In tutti i sensi!
Sì, perché le domande che vengono poste sono state create raccogliendo opinioni da artisti emergenti, verranno fatte alla stessa categoria di persone e (spero) sazieranno la curiosità di molti di questi che magari hanno voglia di confrontarsi fra le righe  che raccontano di queste dimensioni lontane ma parallele allo stesso tempo, oltre che tutti gli altri curiosi in ascolto. 🙂

Bando alle ciance, vi presento la prima ospite!

we-make-art-elements-0110 QUESTIONS TO GET TO KNOW M SKETCHES

Lei si chiama Martina, vive a Firenze ma il cuore l’ha lasciato in Spagna. Ama la cucina cinese take-away ma sopratutto non fa altro che disegnare e acquerellare giorno e sera…

martina-molinari-firenze-m-sketches

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Ero in erasmus a Madrid e stavo passeggiando nel Parco del Retiro quando mi sono imbattuta in un gruppo di persone sedute sul prato, vicine, che parlavano e disegnavano ciò che avevano intorno. In quel momento ho realizzato che…volevo farlo anch’io! In 5 minuti ero già al primo Tiger raggiungibile a comprarmi un quadernino e delle matite. Quell’incontro al Retiro mi ha aperto le porte al magico mondo dell’Urban Sketching, ovvero quel pianeta in cui non esiste un disegno fatto bene e uno fatto male, esiste solo la tua personale riproduzione della realtà, con il suo particolare livello di realismo. Da quel momento ho più o meno fatto un disegno al giorno. Poi, si sa, più si disegna più si scoprono trucchetti e si imparano tecniche, per cui è stato sempre più divertente.

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