Love, is what they showed.

Weeks ago I just told you half of the story.
After my weekend in Turin, I took a train to get to Padova, because another amazing concert was waiting for me there.

When I heard that Hundred Waters were playing at MAME Club I thought it was a joke, but when I checked, tickets were actually available.
13.50€… seriously? Again, I thought it was probably fake.
So I did what everyone would do, I googled it and it turned out it was actually true: how could I not go?
First and only one date in Italy. 
I had to.

So that’s what I did,  I took my backpack and went there. No regret.

The opening band was HÅN, I didn’t know her music and it was a very pleasant discover.

Then Hundred Waters, one of my favorite bands started playing.
What happened was both unexpected and beautiful.

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Eat. Concerts. Art Shows. Sleep. Repeat.

Pic taken at Artissima's art fair 2017

Well, I took some days off recently. Everyday life has been swallowing me and I just did not notice it, until I realized it all of a sudden. Luckily I have some good friends that drag me out of my cave and away from work whenever I need it.  I’m glad to introduce you to my crew, eheh.

So, with these lovely people up here, I’ve been roaming a little in Turin. Turned out to be a quite cold but peaceful long weekend. All the streets were already decorated with some cool light installation. Of course the space/constellation decorations caught my attention quite immediately.

Well, to be honest it became peaceful right after the Club 2 Club concert on Friday: did I mention that I was there for a pretty big concert? I bet you aren’t surprised at all, eheh. I was there mostly to see Bonobo and Nicolas Jaar live. 

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Roam through Bologna, you will stumble upon beauty.

One of the things I like the most, is to get lost trough the streets of cities I don’t know that much. Well, Bologna is not an unknown place to me but since I never lived there, it still taste a little bit like there’s always something new you’re about to discover around that corner or the other one and somehow that’s exactly what happened. While I was wandering with my friend, the poster you can see here above my words got our attention. This is how I got to know the Cheap Festival

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“Will Happiness find me” by Peter Fischli and David Weiss | Book Review

I believe that exploring what’s behind and inside our minds is even more interesting than what we can create sometimes. Or at least, it can help us get into that one’s life and to understand how that person became who he or she is.

I believe that the ideas that we have are just the product of everything that surround us.

Un post condiviso da Chimù – Chiara Mulas (@chimu_art) in data:

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Cosa vuoi fare?

Cosa voglio fare?
Cosa NON voglio fare, è tutto quello che so.

Imparare giorno dopo giorno, cose nuove,
ricominciare da capo,
scoprire nuovi limiti
e poi rompere il fiato per abbatterli.
Innamorarsi ogni giorno delle cose belle,
sorprendersi sempre nell’accorgersi che, invece,
questo mondo è splendido.
Buttare sulla carta delle linee e creare delle forme.
Sporcarle con le ombre e col colore.
Soffrire di insoddisfazione motivazionale
e accorgersi di essere in evoluzione,
sempre,
di cercarla perché vitale, più dell’aria.

Viviamo con questa spada di Damocle su di noi: “Cosa vuoi fare?”.
Questo voglio fare, continuare ad esplorare e meravigliarmi ogni giorno.
Aprire sempre nuove porte per capire quante cose, ancora, non so
e probabilmente non saprò mai.
Lasciare che la curiosità riempia i miei pensieri ogni secondo che respiro,
per sentirmi i polmoni pieni di dubbi,
la testa piena di idee,
il cuore pieno di voglia di continuare a cercare.

 

Rock it galaxy girl!

Che mi piacesse la musica, lo sapevate già.
Che il mio obiettivo è proprio quello di illustrare per il mondo della musica, beh, questo forse non lo sanno tutti.

Ultimamente un piccolo passetto in questa direzione c’è stato. Infatti l’ultimo artwork che avete visto sul mio portfolio, quello con la ragazza che suona, è servito proprio per la locandina del Villaggio Rock, il festival musicale che avrà luogo dal 30 giugno al 2 luglio a Castiglion Fiorentino.

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WE MAKE ART: 10 domande per conoscere Tony il Grigio

Fremo, scalpito, non vedo l’ora di presentarvelo. L’illustratore di questo mese mi ha completamente rapito con un’illustrazione in bianco e nero che mi ha lasciato a bocca aperta. Pronti? Guardate un po’!

we-make-art-elements-0110 QUESTIONS TO GET TO KNOW TONY IL GRIGIO

Antonino, in arte e per gli amici Tony, ha appena 20 anni e studia all’accademia di belle arti a Bologna. La sua cura per i dettagli ci cattura e ci trasporta dentro le storie che sceglie di rappresentare. Vediamo come si è raccontato, attraverso le nostre 10 domande.

 

• Quando e come hai cominciato a fare arte?

Una domanda più complessa di quello che sembra. Ci ho pensato spesso sapete?
Certo, come molti ho iniziato a disegnare, a dipingere fin da piccolissimo, sin dall’asilo nel mio caso, e da lì non mi sono più fermato. Penso di star iniziando a fare arte però solo adesso, nel pieno e dal basso dei miei vent’anni, non perché ciò che creassi prima fosse spazzatura certo, ma perché solo ora ho dietro un pensiero, una fede, una conoscenza e una maturità sufficiente, almeno per me.
Chissà, magari facevo arte già dalle elementari, o l’unica volta in cui riuscirò davvero a farla, sarà sulla soglia dell’addio.

•  Come hai fatto a trovare il tuo stile?
Secondo te è possibile averne più di uno? Perché?

Quella dello stile è una questione difficile e come ho sempre pensato, se sei nel dubbio chiedi a chi hai vicino. I miei amici sono sempre stati molto sinceri con me e hanno sempre visto una coerenza nel mio lavoro, e per quanto questo sia mutato nel tempo, non ha abbandonato lo stile che si era cementificato in me.
Non so dire come l’abbia trovato, penso sia una sorta di idea innata da cui partiamo e che con l’esperienza cresce assieme a noi; penso dipenda da come si osservano le cose, da come si vive la propria vita.
Per questo diffido da quegli illustratori che, per quanto bravi, hanno uno stile troppo simile tra di loro. Preferisco scambiare opinioni con chi è meno bravo sul piano tecnico, ma ha una forte personalità artistica.
Penso si possano avere più modi di lavorare, con quei colori, con quella tecnica, con quell’approccio, etc… Sono tanti modi diversi per esprimersi naturalmente.
Ma lo stile per me è uno, sei tu, è il tuo modo di esprimerti, il tuo modo di essere, i tuoi occhi, la tua anima.

 Cosa vuoi trasmettere con il tuo lavoro?

Nel mio lavoro vorrei trasmettere al lettore, e/o spettatore, quel che sono, ciò che mi compone, per farli entrare nel mondo parallelo nel quale ho deciso di coesistere.
Quel mondo che mi ha aiutato a sopravvivere quando ero molto piccolo, un mondo ricercato ma dimenticato quasi, infestato da folletti, spiriti, foreste antiche, con acque scroscianti di luci e sirene.
Vorrei, con tutto il mio cuore, trasmettere la mia passione per tutto ciò che è il mondo della fiaba, delle leggende, della religione e del mito. Vorrei restituire a chi come me sta crescendo, quella parte dell’infanzia che non avrebbe voluto dimenticare, e da cui forse, non ha ancora colto tutto.

• Da cosa prendi ispirazione principalmente?

La mia ispirazione viene da tante cose devo dire: dalle persone, dalla musica, dal cinema (tantissimo), dalla natura, dalla storia dell’arte, dalla letteratura, dalla fotografia…
Ho una cartella sul computer con dentro centinaia di foto recuperate dal web o da qualche libro, piene di materiale, letteralmente foto di ogni cosa che sento potrà in qualche modo ispirarmi, magari una per i capelli, quella per quel fiore tanto particolare, quell’altra per quell’atmosfera malinconica.
Ho trovato molto divertente constatare che tutte quelle centinaia di foto non sono scelte a caso: quell’archivio, dove tutto sembra immerso in una atmosfera di sogno e di malinconica bizzarria, mi descrive perfettamente.

• Qual è il lato che più ami e quello che più odi della tua arte?

Della mia arte, amo il fatto che, quando cado in uno dei miei breakdown mentali dovuti all’ansia, alla paranoia, o alla mia ormai migliorata ipocondria (sì, anche io, non sono messo benissimo!) riesce a farmi respirare. Certo, non dimentico i miei problemi, ma per un momento, l’arte riesce a far addormentare il male.
Il lato per me più frustrante, sono invece i periodi di blocco dovuti al fatto che mi occorre molto tempo per creare una tavola come si deve; ma non tanto per la realizzazione, quanto per l’ideazione: pensare alle pose, alla tecnica, al significato, etc…

• Qual è il processo creativo che utilizzi per creare qualcosa di nuovo?

Il processo creativo è forse la parte più importante del mio lavoro, e paradossalmente, la più libera e banale. Per me, questo processo consiste semplicemente nel lasciare andare la mente e ogni tanto, schizzare su carta il prototipo di ciò che voglio limare, perfezionare ed eseguire.
La vera sfida per me, è non lasciarsi prendere troppo dal processo creativo, perché si corre il rischio che il risultato finale non abbia la stessa grinta della prima idea ed è sempre un po’ una delusione poi, anche sei il lavoro resta valido.

• Qual è la caratteristica fondamentale che una persona deve avere per potersi definire artista secondo te?

Non so rispondere davvero a questa domanda, penso che nessuno di onesto potrebbe farlo davvero, se non rispondere con la definizione del dizionario presa e incollata.
C’è chi pensa che un artista sia tale se riconosciuto da gruppi di persone e istituzioni, altri pensano che un artista sia chi riesce a produrre consciamente un lavoro creativo.
La verità probabilmente sta nel mezzo. Per quanto riguarda me, non mi considero un artista, non mi piace proprio la parola, e questo sin da piccolo. Tuttavia, se devo dare una mia personale definizione, anche infantile, perché no, penso che artista sia chiunque esprima se stesso attraverso un qualsiasi mezzo e che operi con sincero sentimento al fine di creare qualcosa da cui possa trarne e suscitare un’emozione.

• Nomina il tuo artista preferito e dicci perché ti piace più degli altri.

Il mio artista preferito è stato l’illustratore vittoriano Arthur Rackham.
Rackham ha creato una estetica e una poesia nel suo lavoro assolutamente uniche, accompagnate da una tecnica dolce e sognante ma allo stesso tempo ricercata, raffinata e intelligente.
L’erede vivente di Rackham è senza ombra di dubbio Tony Diterlizzi, altro illustrarore che io adoro e che come me ha un debito impagabile con il grande maestro. Ciò che però Rackham ha fatto è stato epico, e probabilmente involontario, ovvero il riuscire ad imprimere nel suo lavoro la futura visione del mondo del fantastico e dell’irreale. Rackham per quanto mi riguarda, è stato il migliore illustratore di tutti i tempi e il debito che sento di avere con lui è infinito e profondissimo.

•  Raccontaci del tuo ultimo progetto di cui vai fiero.

Quest’anno ho contribuito alla realizzazione di un libro sulla mitologia e sul folklore giapponese in collaborazione al rinomato collettivo artistico “La Legione degli Artisti”. Il volume si intitola “Yokai”, contiene 60 illustrazioni inedite e per maggiori dettagli vi basta cercali su Facebook.
Ogni artista che ha preso parte al progetto ha scelto una creatura del folklore giapponese da illustrare e nel mio caso, ho scelto la mia preferita, ovvero il serpente a otto teste Yamata no Orochi, che ho tentato di riprodurre fondendo lo stile giapponese più classico e naturalmente il mio.
Adesso invece, ho iniziato un progetto personale, per il quale dovrò spendere molto tempo e fatica, incentrato sull’illustrazione della mia fiaba preferita, la Sirenetta.
Per questa intervista allego una tavola in anteprima!

•  DOMANDA BONUS
C’è una parte del tuo processo creativo che non ti piace/ti annoia?

Forse la parte che mi da più noie è, per un motivo o per un altro, quando sono costretto a sistemare imperfezioni e quant’altro con lavoro digitale in aggiunta a quello analogico.
Sono molto tradizionalista e se dipendesse da me non ci saremo mossi molto dall’illustrazione di metà e fine ottocento.
Grazie a Dio questo non dipende da me, aggiungo.

Come sempre siamo alla domanda bonus a cui risponderà il prossimo artista. Cosa vorresti chiedergli?

Personalmente, cosa cambieresti del mondo dell’illustrazione e dell’editoria?
Quali mode e ingiustizie hai riscontrato nella tua personale esperienza in questo settore?

Questo mese, al posto dell’illustrazione a tema, Tony ha deciso di regalarci l’anteprima del suo progetto, come accennato nell’intervista,
ecco la fantastica tavola che Tony ha scoperto per noi:

Sono davvero grata a Tony per questa anteprima esclusiva per We Make Art e voi, cosa ne pensate?

Vi lascio, come sempre, la sua pagina Facebook:

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newsletterheaderSo già che fremete per sapere chi sarà il prossimo intervistato! Per questo non dimenticate di seguire la newsletter, Facebook e Instagram per le news! 😛

Cosa ne dite, vi piace lo stile di Tony? Cosa vi ha colpito in particolare?
Come sempre, vi invito a lasciare un commento, in attesa della prossima intervista!
A presto,

Chiara